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Cane di razza: capriccio di uno snob?

di Anna Morandi

E’ noto a tutti come agli albori dell’amicizia uomo-cane ci siano fattori documentati dalle testimonianze fossili: il canide si avvicina agli agglomerati umani alla ricerca di cibo e non è chiaro se fu l’uomo ad accudire i cuccioli meno aggressivi, oppure i canidi stessi adottarono il proprio “padrone” con la loro tenace vicinanza.
Certo è che la vicinza all'uomo avvenne con il ruolo di spazzino dei rifiuti umani da parte del lupo-canide.
Da quell’inizio, forse poco poetico, del resto comune alla storia della domesticazione degli animali vicini all’uomo, si intrecciano infiniti legami che portano il cane a condurre, come scrive il biologo James Serpell, “un’esistenza precaria in quella terra di nessuno che sta fra l’umano e il non umano… né persona né bestia”.
Il cane è dunque divenuto questo, un compagno cui l’uomo attribuisce infinite comunanze di sentire e di manifestare: come nasce in questo contesto il cane di razza?
Già il canide si era geneticamente modificato, con cranio e denti che si erano rimpiccioliti, come pure le dimensioni del cervello che derivavano da un minor apporto proteico di una dieta non più solo carnivora.
L’uomo, a queste modifiche di partenza anche ambientali e climatiche, aggiunse un piccolo contributo, gestendo l’allevamento in funzione di selezionare elementi di utilità sociale per la caccia e la guardia personale.
La selezione della razza nasce dunque per scopi utili ed è paragonabile ad altri interventi che l’uomo fa nel corso del suo sviluppo: ad esempio in campo agricolo la rotazione triennale delle colture, avvenuta per molti storici all’incirca intorno all’anno Mille, permise un notevole incremento produttivo delle risorse alimentari.
Oggi il cane di razza viene visto in certi ambienti come un “capriccio umano”, frutto anche dei club cinofili, che a metà Ottocento si deliziarono a creare il soggetto esteticamente più adeguato alle esigenze.
E questo pregiudizio rimane a mezz’aria, soprattutto quando ci si accinge ad adottare un nuovo cane, si parla di concorsi di bellezza, di esposizioni… si avverte l’imbarazzo di chi invece ha scelto un meticcio, un cane ibrido, ma altrettanto “degno”.
Ritengo che non sia questione di bellezza o dignità la validità del cane di razza, ma di garanzie che una studio genetico di anni può regalare: un cane di cui si ha molte certezze sul patrimonio genetico, unitamente ad un passato di corretta educazione, riserverà sicuramente meno sorprese di un cane di cui non si conosce né il vissuto né la provenienza parentale…
E se deve essere il nostro compagno, condividendo con noi spazi e vissuto, questo è importante!

Non è una campagna contro i meticci e l’adozione di animali abbandonati, che, fatta con le dovute attenzioni, ha sicuramente una fortissima validità, ma è spezzare una lancia verso lo stesso cane di razza a volte bistrattato proprio per una sorta di snobismo al contrario, che lo vorrebbe “una scelta da snob e uno status-simbol”.
E perché criticare l’uomo se, senza violenza, cerca un cane caratterialmente e fisicamente migliore adeguandolo all’ambiente e alla società
?

 

 

Boxer - Allevamento dei Da Polenta