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Anno 1979-Il punto sulla Selezione

di Francesco Morandi

Anno 2006 - Di seguito una analisi di Francesco Morandi sul valore della Selezione quale concreto supporto per un allevamento responsabile.
Pubblicata nel 1979 sulla rivista Boxer, dopo 27 anni, molti dei problemi allora individuati sono ancora attualissimi e non risolti.

A quattro anni dall'entrata in funzione della Selezione in Italia mi sembra doveroso fare un quadro della situazione.
I risultati sono stati:
1976 - 1 riunione: 5 cani selezionati + 1 respinto
1977 - 3 riunioni : 13 cani selezionati + 1 respinto
1978 - 4 riunioni : 7 cani selezionati + 1 riselez. + 3 respinti
1979 - 5 riunioni : 21 cani selezionati + 2 riselez. = respinto Alcuni dati statistici sui cani selezionati:

Displasia:
n. 9 cani con 0
n. 21 cani con 1
n. 16 cani con 2

Carattere:
n. 33 cani con punteggio 3
n. 15 cani con punteggio 4
n. 1 cani con punteggio 2
n. 5 cani con punteggio 5 (respinti)

Colore degli occhi:
n. 3 cani con 1A
n. 8 cani con 1B
n. 10 cani con 2A
n. 11 cani con 2B
n. 8 cani con 3A
n. 6 cani con 3B

Come responsabile della Selezione desidero esporre alcune considerazioni personali di carattere generale sull'argomento.
Possiamo considerare positivo il bilancio dei primi quattro anni?
Molto, certo, è stato fatto; ci si è mossi in una certa direzione, molti boxeristi sono sensibilizzati positivamente sull'argomento.
Ma quali erano gli obiettivi alla vigilia dell'introduzione della Selezione?
Si voleva dare un maggior risalto e riconoscimento ai cani di punta o si voleva cercare di avere sotto controllo l'allevamento italiano.
Attualmente un allevatore o un proprietario di boxer, può, con un po' di sacrificio,valorizzare il proprio cane; prove di lavoro e Selezione sono oggi più alla portata mano di quanto non lo fossero tempo addietro. E questo è un dato di fatto molto importante e positivo. È senz'altro un enorme passo avanti.
Possiamo considerarci quindi pienamente soddisfatti?
Personalmente non lo sono in quanto considero sia il risultato sia l'obiettivo limitati al fine dell'allevamento in generale.
46 cani selezionati in 4 anni non possono incidere decisamente sulla produzione nazionale. Certo che se la partecipazione fosse stata maggiore, se la pubblicizzazione e l'organizzazione fossero state migliori, i risultati potevano essere più consistenti, ma sempre comunque molto parziali e solo ad uso e consumo degli addetti ai lavori (cioè per gli allevatori e i boxeristi più impegnati e preparati).
Nell'allevamento moderno non si chiede al cane solo di essere bello, ma lo si desidera anche sano e psichicamente equilibrato. Queste maggiori esigenze rispetto al passato rendono necessario un rapporto uomo-cane più stretto che è più difficile in un grande allevamento (numericamente parlando). Infatti negli ultimi tempi l'allevatore tende ad operare con un numero limitato di soggetti, ma necessita di una maggiore informazione dall'esterno.
A mio parere uno dei compiti fondamentali del BCI è appunto quello di raccogliere i maggiori dati possibili e renderli pubblici per chi se ne voglia documentare.
Come fare per raggiungere questo scopo? Personalmente penso che ci siano solo due alternative:
1) incrementare, valorizzare, pubblicizzare la Selezione, allargando al massimo la partecipazione di base, rendendola al limite più facile ed accessibile al maggior numero di cani;
2) lasciare la Selezione come prova per cani d'elite ed introdurre un controllo riproduttori a maggior raggio d'azione.
Il problema è già stato oggetto di discussione sia in sede di Consiglio Direttivo che di Comitato Centrale, ma ancora con idee un po' confuse su come e cosa si vuole. Sarà un compito che penso dovrà affrontare seriamente il nuovo direttivo eletto alla prossima Assemblea Generale.
Certo che, come già scritto tempo addietro, l'epoca pionieristica dell'allevamento del boxer in Italia è ormai finita. Il BCI con circa 1500 soci è una società viva e moderna che deve stare al passo con le nuove esigenze. Non si può accettare che almeno il 70-80% della produzione nazionale non venga in alcun modo presa in visione dagli organi del BCI stesso sia come cucciolate che come riproduttori. A questo proposito è pure estremamente necessario, secondo me, fare in modo di distinguere, anche a livello di Certificato, un soggetto che nasce da un allevamento serio e da genitori selezionati o comunque controllati dal BCI, dalla massiccia e non qualificata produzione dei vari «cagnari».
Certo è un discorso lungo e impegnativo che dovrà essere portato avanti anche con l'Enci.
L'importante è chiarirsi le idee e gli obiettivi, lavorare seriamente per il boxer e quindi per il BCI, uniti e con molto realismo pratico, lasciando quanto più possibile da parte interessi e rivalità puramente personali



 

 

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